La dipendenza da smartphone nasce dal modo in cui viviamo il digitale

Dove finisce l’uso normale dello smartphone e dove inizia la dipendenza? è iniziato con questa domanda, il panel dell’edizione appena conclusa di TEDxBassanodelGrappa. Una provocazione che ha permesso di affrontare il tema dell’utilizzo eccessivo dei telefoni cellulari, delle difficoltà che molte persone vivono, in particolare gli adolescenti, e delle soluzioni per sviluppare una migliore consapevolezza sul tema. Sono intervenuti Luca Pezzullo, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto e Vanessa Pavan di Palazzina Educational, un progetto volto a sensibilizzare i ragazzi nelle scuole a sviluppare un rapporto sano con gli strumenti digitali. Luca Pezzullo e Vanessa Pavan concordano su un punto: la dipendenza da smartphone è un problema che colpisce il singolo individuo nella sua quotidianità, ma è un tema che si inserisce in uno specifico contesto sociale e culturale, capace di influenzarne lo sviluppo e, soprattutto, l’intensità. 

QUANTO TEMPO DEDICHI AI SOCIAL MEDIA?

“Secondo voi, quanto tempo passate davanti allo smartphone?” ha esordito Vanessa Pavan, come fa spesso con i ragazzi nelle scuole in cui fa formazione. Qualcuno tra il pubblico risponde “Troppo!”. La pervasività dei dispositivi elettronici, infatti, favorisce una modalità di utilizzo spesso eccessiva e smodata, “è fondamentale perciò riflettere sul proprio rapporto con il digitale perché spesso non si è nemmeno consapevoli di essere vittime di una dipendenza. Ai ragazzi propongo questo esercizio: partendo dal tempo medio trascorso ogni giorno sui social network, moltiplichiamo quel dato per 30 giorni, poi per 12 mesi e infine dividiamolo per 16, ossia il numero di ore in cui mediamente siamo svegli. Il risultato permette di visualizzare concretamente in un anno di tempo quanti giorni della nostra vita vengono assorbiti dal digitale e questo numero, molto spesso, è scioccante se pensiamo che, in media, un adulto trascorre circa sei ore al giorno utilizzando questi dispositivi”. Un dato che invita a porsi una domanda semplice ma cruciale: il tempo libero che abbiamo oggi è davvero quello che vogliamo dedicare ai social media? 

Uno scatto dal panel che a TedxBassanodelGrappa ha affrontato il tema della dipendenza da social media

TORNARE A POSSEDERE IL TEMPO LIBERO

In un mondo in cui i social media rischiano di riempire ogni minuto libero della nostra giornata serve tornare ad impossessarsi del proprio tempo. A questo scopo può essere utile l’utilizzo di timer e strumenti che bloccano le app, tuttavia, il vero nodo della questione riguarda l’importanza di interessi, passioni e relazioni significative. «Dobbiamo esplorare la noia», ha sottolineato Vanessa Pavan. Chi non trova stimoli nella propria vita tende infatti a rifugiarsi più facilmente nei social network. Hobby, attività e relazioni rappresentano quindi un’alternativa concreta all’uso compulsivo dello smartphone. 

“Oggi non possiamo più ragionare in termini dicotomici – ha dichiarato Luca Pezzullo -. Non viviamo più in un mondo in cui esiste una vera differenza tra online e offline. Viviamo infatti in una dimensione “onlife”, una condizione nella quale online e offline si intrecciano continuamente fino a diventare inseparabili. Secondo Pezzullo, considerare il digitale esclusivamente come un male rischia di essere un approccio sterile. La sfida non consiste nel negare la connessione permanente, ma nell’imparare a navigare un ambiente sempre più iperconnesso. Per questo motivo, vietare o imporre limiti non è sufficiente. Serve invece una vera educazione digitale, capace di fornire strumenti di orientamento e consapevolezza”.

IL DIVARIO GENERAZIONALE

L’utilizzo dei social media rappresenta una situazione inedita: per la prima volta le nuove generazioni possiedono spesso maggiori competenze tecnologiche rispetto a quelle che le precedono. Il problema, però, non è la competenza tecnica in sé, bensì l’enorme gap generazionale creato dalla rapidità dei cambiamenti. “I cicli di innovazione sono diventati così veloci da interrompere la tradizionale catena di trasmissione delle modalità d’uso. Gli adulti faticano a trasmettere ai più giovani strumenti e modelli di comportamento perché si trovano essi stessi a dover imparare continuamente”, ha spiegato Pezzullo. In questo contesto assume un ruolo decisivo anche l’esempio familiare. Crescere in una famiglia nella quale l’utilizzo dello smartphone è costantemente eccessivo può influenzare profondamente il rapporto dei ragazzi con i dispositivi digitali. Per affrontare questa nuova realtà, secondo Luca Pezzullo, abbiamo bisogno di costruire un linguaggio nuovo e nuove forme di educazione. 

Vanessa Pavan e Luca Pezzullo

LA DIPENDENZA DA SMARTPHONE 

“La dipendenza da smartphone è un comportamento compulsivo nel quale l’assenza del telefono genera frustrazione” ha raccontato Pezzullo. Le notifiche, infatti, attivano nel cervello processi di anticipazione e ricompensa: ogni post, ogni notizia e ogni nuovo contenuto produce piccole scariche di dopamina. Come ha raccontato lo psicologo: “Queste micro-dosi costanti alimentano il sistema dopaminergico e creano il bisogno di una continua stimolazione. Per questo motivo interrompere bruscamente l’utilizzo del dispositivo può risultare particolarmente difficile”. Ciò che può fare la differenza è sviluppare consapevolezza rispetto ai processi psicologici e neurologici che si attivano durante l’utilizzo delle tecnologie. Strumenti come i timer di utilizzo o il ritiro dei telefoni durante l’orario scolastico possono essere utili per ridurre le distrazioni e favorire migliori processi cognitivi e relazionali. Tuttavia, queste misure funzionano davvero soltanto se accompagnate da un percorso di autoregolazione. “La chiave è riempire il senso e dare significato. Il primo passo consiste nel generare una reazione emotiva capace di produrre consapevolezza. Non basta spiegare il problema: occorre farlo sperimentare. Solo facendo esperienza diretta di alternative al digitale è possibile mostrare che esiste uno spazio ricco e gratificante anche al di fuori dello schermo” ha spiegato Luca Pezzullo. Per contrastare la dipendenza da smartphone non bastano divieti o strumenti tecnologici. Servono educazione, consapevolezza, esperienze significative e relazioni vere. Perché, come ha ricordato Vanessa Pavan:  “Abbiamo bisogno gli uni degli altri”.